Scardinare le griglie che occultano alla vista ciò che c’è all’esterno delle nostre idee, delle nostre convinzioni identitarie, delle griglie mentali con cui ci approcciamo agli eventi storico-politici passati e presenti, non è certo roba da tutti.

Sono considerati quasi supereroi coloro che arrivano a sostenere che siamo come chiusi in una stanza, dentro mura ormai consolidate da secoli di costruzione e ideologia, e che ciò che ci sembra così ovvio è più probabilmente ciò che è troppo ovvio per poter essere la nuda realtà del mondo esterno, senza nessun abito cucitogli addosso da qualche bravo sarto col potere di imporre la moda del momento, che poi non è altro che una rivisitazione di processi già accaduti, che non fanno altro che rendere quelle mura sempre più solide, ed il pensiero di noi comuni mortali sempre più schiavi di quella visione.

Da sempre però ci sono uomini che trovano attraverso lo studio, la curiosità, la tenacia, quelle piccole crepe che neppure questa operosa e potente macchina può riuscire a coprire completamente. Non sono superuomini, solo pensatori liberi. O forse sì.

Tra questa cerchia di super-comuni mortali, di cui la storia non è poi così tanto piena, c’è probabilmente Franco Cardini. Toscano di Firenze, classe 1940, nella sua lunga carriera ha ricoperto ruoli istituzionali, anche importanti, non solo a livello nazionale ma anche europeo. Sfugge a chi, forse con un pizzico di pietosa ovvietà, cerca di normalizzarlo, nel senso di inserirlo nelle squallide norme convenzionali politiche. Con il suo sferzante tono satirico e la sua simpatia non pace a quei giornalisti che, appena possibile, gli chiedono se sia il Cardini iscritto in passato al Movimento Sociale Italiano, cattolico e collaboratore della rivista Avvenire, o il Cardini contro l’intervento statunitense in Iraq, e delle manifestazioni in appoggio alla resistenza irachena. Sembra non avere càrdini su cui ruotare, il Cardini. «Essere di sinistra o di destra, è scegliere uno degli innumerevoli modi che si offrono agli uomini d’essere imbecille», parola di un altro “superuomo”.
Attualmente, Cardini è professore di Storia medievale all’Università di Firenze, ma non solo. Eppure, anche definirlo medievalista sarebbe una grossolana semplificazione, dettata ancora una volta dall’esigenza di etichettare le storie, gli eventi, le idee. I suoi libri, oltre 150 (mica pochi), sono un viaggio fuori dal tempo e dallo spazio: nella sua letteratura, vive un parallelo strano, alquanto insolito almeno.

Esiste una chiave che apre contemporaneamente il racconto di una storia (convenzionalmente) iniziata e finita nel V e XV secolo  e il discorso politico contemporaneo sul rapporto tra Occidente e Islam? Il nostro viaggio “mistico” è in partenza, i convenzionalisti sono pregati di salire. Franco Cardini, ci invita a riflettere su tutte le etichette su cui fondiamo poi i nostri giudizi, le nostre idee, le nostre sentenze perfette. Alla base di tutto ciò, c’è qualcosa di spudoratamente convenzionale, strumentale, utile. Le nostre belle etichette colorate vanno prese con le pinze: sono solo costruzioni di qualcuno che in un determinato momento storico mirava ad istituzionalizzare un certo tipo di verità. Scardinarle significa rimettere tutto in dubbio, non fermarsi alla rappresentazione che un libro o un muro ci trasmettono, ma andare oltre quei confini. Attraverso i libri di Cardini il lettore è spinto a confluire, senza troppi argini, in questo canale di pensiero.

L’ “altro” oggetto dei discorsi di Cardini è appunto l’Islam, il misterioso e tenebroso “mondo arabo”. Quest’epoca in cui scrive è delicatissima e ritenuta da molti l’apice dello “scontro di civiltà”, come lo chiama qualche storico statunitense un tantino troppo vicino al governo statunitense. La mole di letteratura a riguardo, le discussioni nei talk show di tutte le reti, politici e giornalisti improvvisamente esperti di Islam e mondo arabo a grappoli, da sedici anni non fanno altro che creare l’idea che si è arrivati o si sta arrivando ad una situazione senza precedenti. E giù con analisi e delucidazioni su chi sia questo “altro”, sconosciuto, così diverso, arretrato, improvvisamente venuto a minacciare i valori di pace e modernità dell’Occidente. E ci risiamo con le etichette.

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Il Doge di Venezia Mariano Grimani riceve ambasciatori dell’impero persiano, 1599

In uno dei suoi  libri, che ho avuto il piacere di leggere e recensire ultimamente, Cardini ci sveglia a ceffoni, come si fa con qualcuno caduto in profonda narcolessia, da questo mondo dolce ed ovattato in cui molti di noi sopravvivono (per vivere dovremmo sforzarci di far più che assorbire come vegetali ciò che ci viene gettato addosso, anche fossero medicine tossiche per farci venir su belli come vuole il padrone, tipo pensare liberi). Nelle prime pagine di “Lawrence d’Arabia” (2006), Cardini sta introducendo il lettore nel panorama in cui questo controverso – o forse no – personaggio storico  della Prima Guerra Mondiale ha operato in Medio Oriente. L’humus dell’agente segreto inglese Thomas Edward Lawrence è l’Impero Britannico in piena moda orientalista, questa passione sfrenata per l’Oriente che investe le élite di tutta Europa. Si scrive curiosità, si legge colonialismo. Il professore ci invita a riflettere però sulla traballante “alterità” dell’altro, attraverso il significato di parole come queste: “Il Giappone è Oriente? Certo, anzi Estremo Oriente. Come risolviamo il fatto che ad Oriente dell’Estremo Oriente, non ci sia l’“estremissimo”, ma ci sia incredibilmente l’Occidente Stati Uniti, che di più “occidentale” non si può? Evidentemente si allude a qualcosa di più dei punti cardinali, ovvero la nostra centralità nel mondo, noi siamo a stabilire e ad aver impiantato a quegli “altri” che sono orientali, ed un motivo ci sarà.”

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Faysal B. Hussein, T.E Lawrence e altri importanti dignitari inglesi, Damasco 1918

Citando altri studiosi, filologi, ed esempi su più fronti, Cardini smonta l’idea che queste ideologie siano naturalmente vere, ma che siano nate in certi ambiti, in certi momenti storici, e per certi fini, sin dalla Grecia del VI-V secolo (per cui i greci di Omero, base della nostra “cultura occidentale”, non sapevano di essere tali, se non fossimo stati noi a dirglielo). Occidente, in diversi momenti ed in diversi ambienti, ha indicato l’Europa, o gli Stati Uniti, oggi addirittura la Turchia che per i greci era l’orientale Troia. Dietro queste politiche di identità ci sono strutture che operano nel quotidiano, e che ci mostrano un’alterità dell’altro che forse non c’è.
Quell’ “altro misterioso” di oggi, è la stessa Asia, casa di Europa, che nel mito greco viene di lì rapita da Zeus e portata a Creta; è “l’altro” figlio di quei saraceni amici dell’occidentale Federico II, “stupor mundi” nel Medioevo, per la sua apertura al multiculturalismo e la sua empatia con gli arabi; è quel mondo con cui nella storia, sempre, si è commerciato, e dunque stretto rapporti; è “l’altro” da cui abbiamo preso l’occidentalissimo tè, che fa molto british; è lo stesso “altro” a cui abbiamo venduto l’idea di nazionalismo in cambio di petrolio.

Nell’ultima conferenza di Cardini, a cui ho assistito, svoltasi ad Altamura sul tema del Medioevo (ma ancora una volta l’eterno parallelismo “cardiniano” è venuto fuori), il professore ha ricordato come tutto quel sapere che ha fondato la cultura occidentale e la distingue da quella orientale, ci è arrivata proprio tramite quegli arretrati, ignoranti e diversi arabi, quando nella riconquista della Spagna si sono tradotti dall’arabo in lingua franca quei testi scientifici e filosofici greci che gli arabi prima di “noi” avevano studiato e insegnato. Incredibile per molti, ma solo per chi è ancora all’inizio del nostro viaggio mistico, oltre i confini e le etichette figlie delle politiche del nostro tempo. Cardini è uno dei motori contemporanei di questo treno, è uno degli scrittori controcorrente sul tema che più appassiona. Buona lettura!

Jacopo Fratusco

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