“Femminismi e Islam in Marocco: attiviste laiche, teologhe, predicatrici” è l’ultima pubblicazione di Sara Borrillo, che con linearità e accuratezza esplora il panorama femminile marocchino impegnato nella rivendicazione di una propria posizione all’interno delle istituzioni, della famiglia e della società marocchine.

Uno dei pregi di questo testo è rintracciabile nel fatto di aver affiancato alle fonti scritte, le fonti orali; ossia le numerose interviste con personalità di spicco che hanno preso parte alla discussione sul rinnovato ruolo delle donne marocchine nelle istituzioni statali e religiose. Non si vuole tuttavia assumere che le fonti orali ottenute siano verità assolute, bensì esse fanno semplicemente parte della visione di insieme sul tema trattato al pari della storicità e delle norme giuridiche.

Il volume è strutturato in tre capitoli attraverso i quali l’autrice ripercorre in un primo momento l’evoluzione storica delle politiche di genere in Marocco durante il ventennio 1993-2011. Un percorso intenso che inizia con la prima riforma della mudawwana – il codice di famiglia marocchino. Proseguendo nella lettura, l’attenzione si posa sul 2004: anno in cui sono stati riconosciuti diversi diritti alla popolazione femminile attraverso un ulteriore rinnovamento del Codice di Statuto Personale. L’excursus storico attraversa il 2011, laddove le sollevazioni popolari danno impulso all’emendamento della Costituzione che riconosce il principio dell’uguaglianza di genere.

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Sara Borrillo e la mostra “Svelate: Marocco femminile plurale” nell’ambito del progetto “Futuro Remoto”

Si entra poi nel cuore dell’argomento di ricerca di Sara Borrillo: i femminismi in Marocco. Nel secondo capitolo vengono infatti delineate la genesi e lo sviluppo del movimento delle donne: in particolare l’autrice, avendo raccolto ben più di novanta interviste, è riuscita a descrivere con meticolosità il contesto femminile militante marocchino per nulla monolitico, ma estremamente eterogeneo e in continua evoluzione.

Nella terza ed ultima parte l’autrice porta all’attenzione del lettore il ruolo fondamentale che le donne hanno nella produzione e nella trasmissione dell’Islam ufficiale. Le figure di predicatrici e teologhe, novità assoluta non solo per il Marocco e per tutta l’area MENA (anche se esempi simili sono rintracciabili in Iran e Turchia), scaturiscono dalla riforma del Ministero degli Awqaf e degli Affari Islamici del Marocco del 2004. L’intento è duplice: da un lato dare seguito alle politiche di empowerment delle donne, in linea con gli standard internazionali. Dall’altro rafforzare i discorsi del potere costituito e legittimato: «[…] l’istituzione di predicatrici ufficiali s’inscrive nella politica di prossimità islamica appena descritta: la predicazione femminile è utile a diffondere il discorso islamico di stato nei settori della popolazione più difficilmente raggiungibili dai predicatori maschi, come donne e giovani».

Uno degli aspetti più singolari, che emerge con forza dalle interviste, è la reticenza nel parlare quando vengono toccati alcuni tasti: la sensazione è che la maggior parte delle predicatrici intervistate alzino una sorta di muro invisibile quando l’autrice cerca di andare più a fondo nell’intervista facendo riferimento ad argomenti che evidentemente sono tuttora dei tabù. Generalmente e curiosamente, infatti, esse accettano il potere
correttivo maritale sulle mogli e dichiarano intoccabili alcune norme – l’obbligo di ‘idda oppure la poliginia per citarne due – trovando la loro giustificazione nel Corano o nella tradizione. «Gli uomini e le donne sono uguali davanti a Dio ma complementari in società» questa è – scrive l’autrice – la conclusione alla quale giungono quasi tutte le intervistate.

Quello che emerge al termine della lettura è che forse l’immagine di un Marocco moderno, così come rappresentato dai media al momento della riforma del 2004, non è poi così vicina alla realtà. Il ruolo delle donne nella famiglia e in società è ancora oggetto di accese discussioni ed è sempre il sovrano a calare dall’alto riforme o nuove norme, in linea con quello che viene considerato l’Islam “legale”.

Forte dei suoi studi portati avanti in Europa e in Marocco, Sara Borrillo è l’autrice di numerosi articoli scientifici sui temi dei diritti delle donne, femminismo e politiche di genere in contesto islamico, ricercatrice post dottorato presso il dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo dell’Università L’Orientale di Napoli e docente di Storia dei paesi islamici presso l’Università di Macerata.

Martina Piccolo

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