Tutti noi, o quasi, abbiamo acquisito durante il percorso scolastico, nozioni generali sulla storia di vari popoli. La scuola ci ha insegnato che quella delle Americhe fu una scoperta sensazionale fatta proprio dai più noti esploratori europei dell’epoca: Cristoforo Colombo –  la cui origine è contesa tra la Spagna e l’Italia – e Amerigo Vespucci.

E se le cose non fossero andate proprio così?

I libri raccontano, grossomodo, la versione secondo cui «Con la conquista nel 1492 del sultanato di Granada, l’ultimo territorio iberico ancora in mano ai musulmani, la Castiglia aveva libero accesso alle coste atlantiche […]. Proprio per questo i sovrani Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia accettarono l’impresa proposta da Cristoforo Colombo, che il 4 agosto 1492 salperà da Palos. Il 12 ottobre 1492, di venerdì alle ore 2 del mattino, dopo settanta giorni di navigazione su tre piccole navi che noi tutti conosciamo come  (la Niña, la Pinta e la Santa Maria), l’Europa poteva proclamare la scoperta di un grande continente».[1]

Quando la storia è strumento della politica, qualunque essa sia, difficilmente è libera!” Durante il mio percorso di studi, mi sono imbattuta in questa frase e l’ho fatta mia a tal punto da metterla in pratica in ogni mia riflessione storica, politica e sociale. Mi sono chiesta come sia possibile che il pregiudizio e l’arroganza rendano immortali ma, allo stesso tempo, distruggano gli idoli.

Facciamo un passo indietro. Pochi sanno dell’esistenza di vari studi che raccontano una scoperta delle Americhe risalente a moltissimi anni prima di Colombo. Secondo queste ricerche ad approdarvi furono proprio i musulmani, già a partire dai primi anni della Hejira.

Attraverso varie fonti andremo, ora, a ripercorrere varie dinamiche che dimostrano, qualora necessario, quanto culture e popolazioni siano da sempre a contatto le une con le altre. Da questo tipo di intreccio è stato plasmato il mondo odierno, del quale possiamo oggi osservare le caratteristiche come dei germogli, ai quali corrispondono, però, radici ben più profonde.

Pertanto occorre indagare andando a fondo, oltre la cornice dell’eurocentrismo che, in questo caso come altrove, ignora una parte essenziale della realtà e ne stravolge i fatti.

Torniamo alla scoperta delle Americhe e agli studi di cui sopra. Partiamo dal primo secolo dell’Hejira islamica. A Kufa (odierno Iraq) Imam Asha’bi affermò che vi erano popoli che si vestivano di foglie, le cui abitazioni erano costruite con oro e diamanti e la cui pelle era rossastra. Il territorio in cui risiedevano tali popolazioni, si trovava alla stessa distanza da percorrere per giungere in Andalusia, così come da Kufa alla parte più lontana del Nord Africa (Marocco).

Nel decimo secono d.C Abu- Al Hasan Abu-Ali al Mas’udi nel suo libro Muruj adhahab wa ma’adin aljawhar riportò che vi fu un viaggiatore andaluso, Al Khashkhab bnu Sa’id bnu al-Aswad, che con la sua truppa oltrepassò “al-bahr al-dhulumāt” (il mare delle oscurità), ossia l’Oceano Atlantico, ed incontrò tribù dalla pelle rossa.

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Statua di Muhammad al-Idrisi a Ceuta

Nell’anno 1154 d. C. Muhammad Al-Idrisi, famoso geografo musulmano, disegnò una carta geografica in cui è possibile identificare le Americhe in una zona oltre l’Atlantico definita “al-ard al-kubra” (la grande terra). Lo stesso Al-Idrisi scrisse il libro Qissatu ashabābi almuslimina almuhājirina nel quale narra che, partendo da Lisbona, diversi esploratori e avventurieri sono approdati in terre oltre l’oceano e «hanno visto lì le persone con la pelle rossa; non avevano molti peli sul loro corpo, i capelli del loro capo erano dritti, ed erano di statura alta. Le loro donne erano di una bellezza straordinaria. »

Nel XIV secolo, Shihabu Addin Ahmed bin Fadl Allah Al ‘Omari riportò nel suo famoso libro Masāliku al absār fi mimāliku al amsār la storia del sultano del Mali di Timbuctu, ossia Mansa Mūsa. Nel 1327 il sultano Mūsa andò in pellegrinaggio a Mecca ed affermò che il suo fratello e predecessore aveva guidato duecento imbarcazioni attraverso l’Atlantico senza mai fare ritorno. Infatti Abubakr II, così era chiamato lo scomparso fratello, fu il nono Mensa (sultano) dell’impero di Mali e si era insediato nelle Americhe per diffondere la religione islamica. Lo stesso Cristoforo Colombo riportò nelle sue memorie di viaggio la presenza di tribù africane nelle terre d’oltre oceano. Il professore dell’Università americana Rutgers , Ivan Van Sertima, ha citato questa storia più volte nei suoi convegni e nei suoi testi[2] aggiungendo anche che molte delle consuetudini dei pellerossa riprendevano quelle islamiche. Ad esempio nella tribù dei Mapuche[3]– popolo amerindo del Cile-  era lecito sposare fino a quattro mogli.

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Ritratto di Cristoforo Colombo, opera di Sebastiano Dal Piombo

Nel 1564, durante il dominio francese, prima della riconfigurazione toponomastica della Florida, molte città riprendevano il nome di località del Marocco e dell’Andalusia come Marrakesh, Mallorca, Cadiz.

Nel 1880 un messicano di nome Manuel Orozco Epira scrisse un testo intitolato Historia de la conqvista de Mexico, nel quale riportò testuali parole: «In America Centrale, sono state rinvenute statue dal volto che riproducevano chiaramente i tipici tratti africani»

Nel 1920 il professor Leo Wiener della Harvard University, nel suo libro “Africa e la scoperta delle Americhe Vol.III” riportò queste parole: «Cristoforo Colombo sapeva di aver trovato in America l’Islam, il quale aveva attecchito dal punto di vita religioso, culturale e organizzativo»Si può postulare che la cultura e la consuetudine islamiche si siano mescolate con quelle preesistenti dei nativi pellerossa.

Nell’anno 2000 la duchessa Luisa Isabel Alvarez de Toledo[4], scoprì in uno dei castelli ereditati dai suoi antenati, un testo islamico scritto in lingua araba e tradotto dagli andalusi, nel quale si raccontano tutti gli spostamenti dei musulmani nel Continente americano prima di Cristoforo Colombo.

Nessuno, però, è stato davvero completo nel suo operato come l’importante geografo e disegnatore turco ottomano Ahmed Muhiddin Piri, conosciuto come Piri Reis proveniente dalla città di Gallipoli, a sud di Istanbul. Nel XVI secolo gli ottomani avevano stretto alleanze con gli andalusi, oppressi dai cristiani nella penisola iberica, e fu proprio in quel contesto, anno 1510/11, che Kemel Reis, zio di Piri, fu coinvolto in una spedizione nel Mediterraneo nella quale, però, morì a causa dell’affondamento dell’intera flotta. Piri Reis, avvisato della morte dello zio, scrisse un libro scientifico e dettagliato con tanto di cartografie e disegni etno-botanici ed etno-zoologici. Nella riproduzione cartografica di Reis vengono rappresentate nel dettaglio le Americhe e anche Al qarra al qutbiya aljanubiya, ossia l’Antartide.

piri reis
La carta geografica di Piri Reis

Dopo aver letto ciò, siete ancora sicuri che la storia insegnataci rispecchi la realtà dei fatti? Il mondo è sempre stato territorio di tutte le popolazioni, che a loro volta hanno lasciato in esso tracce distintive. Così come la gente anche le lingue, gli usi e costumi, i pensieri e l’arte trovano spazio senza porsi linee di confine.  Il multiculturalismo e l’interazione di vari popoli hanno contribuito alla ricchezza globale. L’Islam per secoli ha donato benessere ad etnie diverse sotto tutti punti di vista: filosofico, politico, economico, letterario, culturale. Anni di storia dimenticati nel nulla ed oscurati da un unico concetto negativo che va tanto di moda ultimamente, la radicalizzazione.

L’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emanato il “Muslim ban”, il decreto presidenziale che blocca l’ingresso negli Stati Uniti ai viaggiatori provenienti da alcuni paesi a maggioranza islamica e ad alto tasso di “radicalizzazione”[5].  Alla luce di quanto detto finora, viene spontaneo chiedersi: come si potrebbero mai “bannare” i musulmani dalle Americhe se davvero sono stati i primi ad apportarvi armonia e arricchimento? Il loro approdo non fu devastante: i musulmani non sterminarono i pellerossa ma ci convissero e, ovviamente, non crearono neanche la massiva deportazione umana nota poi come “tratta degli schiavi”. Sin da subito, durante e dopo le elezioni presidenziali, Trump ha dato prova di islamofobia e razzismo e ricordiamo tutti come la sua propaganda elettorale sia stata incentrata esclusivamente sul mantra “L’America agli americani!” Ma di quali americani stiamo parlando?

Dove abbiamo sbagliato? È giunto il momento di porci tale domanda e di cercare al più presto una soluzione prima che un luminoso passato venga dimenticato da tutti e cancellato dalla storia dell’umanità.

Sofia Abad

[1] Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Colonizzazione_europea_delle_Americhe

[2] Van Sertima I. The African presence in Ancient America they came before Columbus, 1976

[3] Aldunate, C. Mapuche: gente de la tierra en Culturas de Chile. Santiago del Cile, Andrés Bello. 1997.

[4] fcmedinasidonia.com.

[5] http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-rilancia-muslim-ban-versione-ancora-pi-dura-1405626.html

Ph. Credits:

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