“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”


Le parole dello scrittore poliedrico Pier Paolo Pasolini sono così attuali e conformi alla società in cui viviamo perché descrivono l’esistenza di un individuo come una terra inesplorata e non segnata sulle mappe, dove vi è un’estrema fragilità dei legami umani e una profonda solitudine che genera insicurezza incutendo paura e angoscia e induce il giovane a desistere dal realizzare i propri sogni. La società giovanile odierna appartiene alla generazione della “relazione tascabile”: chatta illudendosi di “stringere legami che in realtà mantiene allentati”, predilige la superficialità e la velocità alla leggerezza e all’attesa, ignora che ogni successo ha le sue rinunce e che ogni conquista ha il suo prezzo.

La XV edizione del Festival della Letteratura Mediterranea si è svolta a Lucera dal 8 al 11 giugno 2017. Il suo tema, “Tutto un paese sorge intorno ai giovani”, ha avuto come obiettivo quello di scardinare i luoghi comuni, le opinioni condivise dai più e  di mettere al centro l’individuo, la sua unicità, la sua inclinazione e il suo coraggio a ribellarsi ad una società, in cui si cerca rifugio nella quantità perché niente ha più valore durevole. Quattro giornate ricche di incontri che hanno affrontato temi d’attualità avendo come comune denominatore la musica, il teatro, la scrittura.

Uno tra i focus letterari che ha fatto sentire la sua voce è stato quello sulla musica rap, intitolato “La sfida della rima”, che ha visto protagonisti Amir Issaa, Poetic Pilgrimage e Valerio Millefoglie. L’incontro, svoltosi nella piazzetta Del Vecchio, è stato moderato da Valerio Millefoglie, scrittore, giornalista ed ex rapper italiano, che unendo la sua attività di scrittore alla sua esperienza di artista eclettico è riuscito a tracciare i profili dei tre cantanti.

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Amir Issaa

Amir Issaa, rapper e produttore discografico italiano ed egiziano (non ama definirsi italo-egiziano), nato da padre egiziano e madre italiana, è cresciuto a Roma; Poetic Pilgrimage, duo hip hop femminile musulmano, nate a Bristol da genitori immigrati dalla Giamaica, si sono conosciute sui banchi di scuola. Giovani cantanti che utilizzano il linguaggio universale, quello della musica, per dare voce “agli esclusi e alle storie di quelli di cui si parla tanto, ma a cui non si parla”. Partendo dal loro vissuto venato di dolore a causa di una figura paterna poco presente da una parte, e del colore della pelle spesso tristemente considerato unico e solo requisito di un individuo dall’altra, Amir Issaa, Sukina Abdul Noor e Muneera Rashida non si sono sfidati a suon di rime, bensì hanno raccontato se stessi utilizzando la rima.

Mentre il cantante egiziano e italiano ha ascoltato il suo primo pezzo rap quando c’erano solo i dischi in vinile e le audiocassette per fuggire da una realtà tanto dolorosa quanto faticosa, il duo femminile, invece, si è avvicinato alla musica rap in momenti diversi nella vita delle due artiste: l’una dall’età di undici anni ha ascoltato qualsiasi tipo di genere musicale  dal jazz al reggaeton nello scenario musicale inglese, l’altra ha approcciato la musica hip hop intorno ai diciassette anni assumendo come modelli di riferimento testi che raccontano l’essere umano in tutte le sue declinazioni e la condivisione di un messaggio di libertà.

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Poetic Pilgrimage

È proprio la libertà che Amir Issaa ha trovato nella musica hip hop mentre fuggiva da se stesso, da un’esistenza troppo invadente e di cui si vergognava: i suoi testi di esordio non raccontano la sua vita. La sua presa di coscienza è avvenuta all’età di 18 anni, quando ha scritto “Cinque del mattino”, il suo primo testo musicale che racconta del momento in cui suo padre è stato arrestato.

Se da una parte il rapper italiano ed egiziano scrive rime per raccontare e affrontare se stesso, il duo femminile compone canzoni che danno voce a chi non l’ha o non ne ha abbastanza da farsi sentire: gente che vive nelle favelas in estreme condizioni di povertà, oltre a temi quali il razzismo e il sessismo. Inoltre il loro background, esistenziale prima e musicale dopo, è stato alimentato dalla lettura di Malcolm X, attivista statunitense che ha dato voce ai diritti delle persone di colore, oltre ad essere considerato uno fra i più grandi maestri a convertirsi all’Islam. La sua eredità è evidente anche nel nome del duo “Poetic Pilgrimage” “Pellegrinaggio Poetico”, in riferimento al pellegrinaggio alla Mecca, viaggio di cambiamento perché permette di abbandonarsi e abbandonare il luogo di origine per trasformarsi in qualcosa di nuovo.

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La musica, dunque, manifesta un sapere acustico, recupera geografie sensoriali che conducono l’individuo ad un sapere altro, subalterno, straniero. Le melodie che giungono dal passato acquistano nel presente nuovi suoni, vengono rielaborate da esperienze di vita contemporanee proponendo moderne prospettive per un futuro pieno di sogni.

Fiorenza Basso

Ph Credits:

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