Non sono solita a leggere questo genere di romanzi, ma posso ammettere che la lettura di questo libro mi ha sorpresa, mi ha letteralmente esterrefatta. Il racconto, narra di un’avventura che intraprende la scrittrice Anais Nin per puro caso, una strada che poi diverrà il suo lavoro.

La storia del romanzo si sviluppa quando un collezionista di libri chiede nel 1940 allo scrittore statunitense Henry Miller di scrivere dei racconti erotici in cambio di 100 dollari al mese, così Henry inizierà a dipingere scene regnate da puro sesso fino a quando non mollerà l’incarico affidandolo alla sua collega Anais Nin che aveva bisogno di denaro.

Ciò che ha colpito i miei sensi e la mia immaginazione durante il percorso della narrazione è stato lo stile crudo adottato dalla scrittrice, difatti, la maggior parte delle avventure e storie vere o frutto della sua immaginazione erano meccaniche, ma non per questo prive di emozioni, perché è proprio questa finta durezza d’animo che mi ha regalato in alcuni passaggi infinite emozioni. Appunto, la stessa scrittrice afferma che le è stato ordinato dal collezionista, uomo ignoto che lei non incontrerà mai “di lasciar perdere la poesia“, motivo per cui, se pur contraria, le sue storie saranno del tutto espliciti al fine di saziare l’immaginazione del suo cliente, ma nonostante ciò, inconsciamente emergerà il suo etnocentrismo sessuale, un io che credeva di aver soffocato e messo a tacere.

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D’altro canto, vi sono alcune storie che hanno generato in me solo ribrezzo, come la storia dell’avventuriero ungherese, un galantuomo, bello, affascinante e acculturato che finirà per molestare incestuosamente i figli per appagare i propri piaceri sessuali insaziabili. Ho fatto fatica ad immaginare le scene descritte dalla scrittrice, perché oltre ad essere implicito, era narrato in modo quasi divertente, ma la mia è stata una reazione alquanto soggettiva, plausibile e non, visto che l’immaginazione di uno scrittore non conosce limiti.

Le due bambine non si preoccupavano affatto se le loro gonne si sollevavano e le loro gambe snelle da ballerine si accavallavano sul suo pene che stava ritto sotto la coperta. Ridendo, si rotolavano su di lui, gli si sedevano sopra, lo trattavano come un cavallo, si sedevano a cavalcioni su di lui, e lo spingevano in giù, incitandolo a far ondeggiare il letto con il movimento del suo corpo. In più lo baciavano, gli tiravano i capelli e chiacchieravano infantilmente.  

Ho apprezzato però, il coraggio della scrittrice che ha usato la sua fantasia per raccontare una storia così sensibile negli anni ’40, un racconto che ahimè rispecchia molte realtà odierne in cui avvengono casi simili che rimangono nascosti tra le mura domestiche.

 

Kyare Khaled

 

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